Click, bang, addio

Il regime dell’ex Birmania sta mettendo in atto da giorni una dura campagna repressiva per soffocare la pacifica protesta di un popolo ridotto alla fame e alla schiavitù.
Parte di questa campagna è l’atto di eliminare tutti quegli elementi, astratti e concreti, che posso trasportare al di là dei confine fisici il più piccolo pezzetto di informazione atto a testimoniare quello che sta accadendo: si tagliano i cavi ai mezzi di informazione, si chiude Internet, si dà la caccia a fotografi e giornalisti.

Vittima di questa caccia è stato il fotoreporter freelance giapponese Kenji Nagai, morto per strada, con la macchina fotografica in mano e il dito pronto per scattare.

La parola freelance è importante, un fotoreporer freelance è una persona che si reca, con propri mezzi e proprie risorse, in un luogo per catturare un istante di verità.
Fotoreporter freelance ce ne sono sempre meno, il loro è un mestiere pericoloso, molti sono rimasti uccisi o feriti nel tentativo di documentare ciò che accade, per donare a noi l’istantanea di un drammatico momento di realtà, libera da filtri e censure che governi e forze militari spesso impongono per tenere nascosti i propri segreti.

Kenji Nagai

via Flickr

In mezzo a questa censura e questo mare di cacca c’è chi trova anche il coraggio e la forza di non stare zitto ed in silenzio, ma si prodiga per far capire a tutto mondo, tutto così lontano, come può essere la situazione birmana, e posta le sua foto su flickr.

Sarebbe bello se questo occhio che ha avuto il coraggio di esporsi non rimanesse anonimo, ma al contrario si diffondesse la sua voce e la sua vista, per essere davvero consapevoli della realtà.

[tags]birmania, myanmar, Kenji Nagai, flickr[/tags]

set 29, 2007PhotoBlog