Un pò di tempo fa mi è stato spiegato un metodo abbastanza strano e singolare per migliorare la qualità del proprio sonno, oltre i solito discorsi “niente caffè, non si mangia prima di andare a dormire” ecc ecc
Detto in parole molto povere bisogna pianificare la propria attività soporifera in fasi da 45 minuti, in pratica bisogna sempre cercare di dormire un numero di minuti pari ad un multiplo di 45 (circa).
La tecnica mi è stata venduta così, io l’ho applicata quando mi sono ricordato di farlo, e non mi pare una cazzata; m’è venuto da chiedermi quanto sia suggestione (più o meno inconscia) e quanto sia un metodo che ha un reale riscontro, ma devo ammettere che puntare la sveglia al di fuori del multiplo di 45 minuti mi ha reso molto più rincoglionito del solito; al contrario, rispettando l’orario la giornata è cominciata nel milgiore dei modi.
Allora non mi fu spiegata la ragione scientifica, però ho scoperto che effettivamente il sonno si compone di 4 stadi di intensa attività cerebrale, diversa per ogni stadio, a cui corrisponde più o meno profondità di sonno.
Ognuno di questi stadi dura un tempo che può variare dai 30 fino ai 45 minuti.
Questo ciclo di 4 stadi si ripete nel corso della notte intervallato con fasi di attività REM, Rapid Eye Movement, quando si muovono gli occhi molto velocemente, mentre si dorme (ma davvero io faccio tutto ciò?), che durano dai 5 ai 20 minuti; in genere l’attività Rem è quella in cui si sogna.
Ad intuito non vorrei che interrompere una qualsiasi di queste attività possa causare notevoli sconquassi al corpo, e che si dovesse puntare la sveglia in un momento di pausa tra un ciclo e l’altro per causare meno traumi possibili.
I 45 minuti che mi sono stati riferiti potrebbero essere la durata “media” dell’attività cerebrale, e svegliarsi dopo che sono passati un tot di minuti pari ad un multiplo di 45 aumenterebbe la probabilità di non interrompere uno stadio di attività del sonno.
Magari son cazzate, magari no, provare per credere.
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