Prima di tutto la notizia: un A320 della TAM, compagnia brasiliana atterra durante un momento di forte pioggia, tocca per terra, l’asfalto è bagnato, troppo bagnato, la pista non drena, l’aereo scivola via, attraversa la strada che gira attorno alla pista, incoccia prima contro una pompa di benzina, poi contro un hangar della stessa TAM, prende fuoco l’aereo, prende fuoco il palazzo. 250 morti, in crescita. Per la cronaca l’aereo era PR-MBK.
Prima di tutto un pensiero per le vittime, morte senza capire e senza poter fare nulla.
In secondo luogo mi sono chiesto a chi può essere attribuita la colpa.
Sono andato a controllare i dati dell’aeroporto di San Paolo, su wikipedia. Stando ai dati del 2005 risulta essere il più trafficato del Brasile, con un traffico di 17.500.000 passeggeri; tanto per fare un paragone considerate che Malpensa, il secondo più trafficato d’Italia, ne conta 21.700.000, non tantissimi di più. Questo significa che di aerei ne partono e ne arrivano tanti. Le piste sono due, molto molto corte, una di 1940 metri, una di 1435, e sono pure in mezzo alla città.

Quelle di Malpensa? sempre due, ma lunghe il doppio, 3915 metri ciascuna. Eppure di incidenti ce ne sono stati pochi, quello di ieri, e quello di un ATR arrivato lungo, qualche giorno fa. Un aeroporto trafficato, due piste cortissime, eppure se ne parla solo in casi di incidente come questo.
Di primo acchito direi che non è colpa dell’aeroporto, non è nemmeno colpa della sentenza annullata in appello che considerava la pista troppo corta. Mi spiego, quando un aereo atterra non atterra alla cieca sperando di fermarsi, ciascun tipo di aeromobile ha documenti su documenti, carta su carta, che certifica con la massima precisione quali sono le condizioni di pista, meteo e di peso con cui un aereo può atterrare, e in quanti metri si ferma.
A Firenze (pista corta, montagna da una parte e autostrada dall’altra) basta 1 nodo in più di vento traverso che gli aerei vengono dirottati qui a Bologna (con grande nostra soddisfazione).
L’altro giorno un pilota di Alitalia mi ha gentilmente mostrato tutta la “carta straccia” che gli viene fornita per ogni volo: bollettini meteo, condizioni dell’aereo, tratte fatte in precedenza e problemi riscontrati, condizioni strutturali di aeroporto di partenza e di arrivo (i cosiddetti NOTAM), e di tutti gli alternati.
L’aeroporto in questione aveva avuto dei lavori di recente alla pista, e l’acqua non veniva smaltita bene durante le pioggie. Spero questo fosse specificato nel NOTAM.
I casi sono due: o nel NOTAM non c’era traccia di queste informazioni e allora i delinquenti sono quelli che i NOTAM li scrivono (perché hanno messo un pilota nelle condizioni di atterrare con una situazione a lui non conosciuta) o la colpa è del pilota del TAM. Piove, c’è vento, la pista è bagnata e, come ben sai, è pure molto corta, se hai compilato bene il tuo piano di volo e ti sei fatto rifornire bene di carburante per l’alternato ne hai, ne hai in abbondanza, se decidi di scendere la responabilità è tua.
Riporto due estratti di un articolo comparso sul sito dell’ANSA.
Quindi il pilota sapeva, ma è voluto scendere lo stesso (nota a margine, dubito che i piloti si lamentino dei grattacieli, al Kai Tak altrimenti chi ci voleva scendere? Gli aeroporti in condizioni simili sono tantissimi, anche in Italia, ad esempio Firenze, Reggio Calabria, Palermo e soprattutto Napoli.)
L’articolo continua con una descrizione dell’incidente.
Qui sento un pò di puzza di cavolata. Un pilota che tenta un’inversione a U per frenare un aereo e poi riaccellera per ritirare su l’aereo è un pilota ubriaco. O inchiodi a bestia, o fai touch & go, ma fai una cosa o l’altra, non tutte e due, specie in una pista corta, inoltre ammesso e non concesso che l’aereo abbia ripreso quota non credo comunque sia riuscito a colpire la strada con l’ala volando a 40 metri d’altezza, dato che l’apertura alare (apertura alare, quindi tutte e due le ali più la fusoliera) di un A320 è di 35 metri (fonte A.net).
Per chiarire il tutto ci vorrà la scatola nera, con dati e registrazioni audio. Io temo che, a meno che non ci siano stati cedimenti strutturali all’aereo (ad esempio ai freni dell’aereo, improvvisamente e senza preavviso), la responsabilità possa essere dei piloti.
Spero che al di sopra di tutto non ci sia una fittizia pressione della compagnia aerea, che ha motivazioni economiche per scoraggiare eventuali riattaccate o eventuali dirottamenti dato che fanno consumare carburante e perdere tempo.
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