Ortodonzia, istruzioni per l’uso

Non è mai troppo tardi per mettere l’apparecchio, e il sottoscritto docet.
Al grido di “l’ortodonzia è una disciplina” la ferraglia in bocca è quanto di più fastidioso uno possa provare, e anche se per la salute si è disposti a quanto mai ci si era presupposti di fare, il tutto implica una serie di sacrifici, limitazioni e privazioni di cui ci si rende conto solo nel momento della loro, inevitabile, comparsa.

Le regole ferree da seguire sono poche, ma come già detto, sono ferree.
Primo: le gomme da masticare SCOR-DAR-SE-LE.
Niente da fare, si può sempre correre il rischio di mettersene una in bocca, cominciare a masticarla (o prenderla in bocca già masticata, se avete qualcuno di intimo di cui vi fidate) e guidare la palletta appiccicosa con la vostra lingua tenendola lontana dalla parta anteriore dei denti. Qual’è il gusto di avere una gomma in bocca e di non poterla masticare liberamente? nessuno, ovvio, ma dopo un pò di esercizio la lingua sarà ben allenata, e spessa come un mattone, con somma gioia di chi vi sta vicino.

logoharibo.jpgSecondo: chi non ha mai mangiato i coccodrilli gommosi della Haribo? vi piacciono? bene, SCOR-DA-TE-VE-LI. Le teutoniche caramelle gommosette non fanno per voi, no. Se la gomma allena la lingua i coccodrilli allenerebbero la mascella, la loro proprietà di attaccamento ai denti super quella di una patella attaccata allo scoglio; se la gommosetta si attacca alla piastrina, se la trascinerà con sè, con una conseguente colata di cemento necessaria per riattaccarla, evenienza che potrebbe da un lato far felice il vostro dentista, dall’altra fare meno felice il vostro conto corrente. Si potrebbe sempre sezionare il coccodrillo in tante piccole parti, tanto è di gomma, mica sentirà male, ma dopo la goduria di sentire cementata la bocca, dove va a finire?

mentadent.jpgTerzo: Mentadent insegna che la mela, dopo averla accuratamente lavata, va presa a morsi. Vi piace prendere a morsi una mela? Bene, SCOR-DA-TE-VI di farlo. Non c’è rimedio a questa pratica goduriosa (si, anche io prima della ferraglia amavo prendere a morsi le mele); non c’è verso di ovviare a tutto ciò, la mela la si taglia e basta, possibilmente dopo averla cotta, come in ospedale. Io ho smesso di mangiare mele, è più lo sbattimento che il gusto.

Quarto: le croste delle pizze. Dite addio per sempre alle croste delle pizze. Non ha senso mangiare una pizza tralasciando la sua parte più buona, ma perderete anche il gusto di mordere la parte croccante e bruciacchiata del vostro piatto. Il rimedio sarebbe spezzettarla in tante parti, se avete voglia.

Portare l’apparecchio vi guiderà nella mistica esperienza di sentire il vostro morso cambiare, vi sembrerà di avere il muro di berlino in bocca certi giorni, di avere una lastra di marmo certi altri, e di avere una placca di vetro con sensore per le condizioni atmosferiche altri giorni.

La domanda fatidica, alla luce di due mesi di cura e di altri 10 davanti (stimati) è:

Chi me l’ha fatto fare?
Nessuno, è ovvio, però l’amore verso se stessi travalica qualsiasi difficoltà pratica.
Anche se il callo che vi si formerà sul labbro vi porterà a grattarvi lo stesso come un omosex (luogo comune, lo so), anche se le guance vi si bucheranno perchè mano a mano che tira il fil di ferrò spunta, voi sopporterete tutto questo, e come se niente fosse.

E potrete raccontarlo ai vostri nipoti.

Amen.

feb 05, 2006Personale