E’ bello quando dai commenti vengono fuori argomenti nuovi per cui sarebbe troppo lungo dilungarsi all’interno del “fumetto”.
Prendo spunto dai due commenti ricevuto nell’ultimo post, autori Lo Zio che dice:
Seguendo il sillogismo di questi signori che vedono nei videogames la radice di tutti i mali, si potrebbe anche dire:”Visto che tutti gli autori delle stragi respiravano… tutti coloro che respirano saranno immancabilmente destinati a compiere massacri analoghi!”…
Beata quella patria che non ha bisogno di eroi!
E Marco:
Anche io vedo il videogioco più “liberatorio” che ossessivo, alla base di tutto mi domando sempre che peso abbia l’educazione impartita dai genitori.
Ammesso, e non concesso che uno diventi un killer perché sta 14 ore davanti a Doom mi chiedo che ruolo abbiano i genitori e quanto siano parte in causa di quelle 14 ore passate davanti ad uno schermo.
Il videogioco è, e sempre sarà, un pretesto, specie in queste stragi, perché muove molti meno soldi che il mercato delle armi.
Per i giornali, televisivi e cartacei, il discorso è ampio e variegato; protagonisti di una violenza “silenzionsa” ma più pericolosa;
I telegiornali di adesso non sono telegiornali, sono estensioni dei rotocalchi, vacui nei contenuti, gonfi nelle cazzate.
La gente segue senza il minimo senso critico a riguardo, ride perché studio aperto dice che fa ridere, guarda il Grande Fratello perché il Tg5 ne parla. Tristissimo
Cogne è un esempio emblematico di “violenza mediatica”.
La Sig.ra Franzoni cavalca l’onda, e di mestiere fa la Sig.ra Franzoni; ospite a destra e ospite a sinistra, un pianto di qua e un plastico di là, un’intervista da una parte e un servizio fotografico dall’altra. Tv e giornali pompano, lei, che in 1° grado ha preso 30 anni, fa l’ospite in Tv, e l’italiano medio si mette in coda per accaparrarsi il tagliandino per la prima fila, il giorno della sentenza.
Pauroso ed aberrante, io da fuori guardo quelli in fila, non mi sento nè superiore nè inferiore, nè acculturato nè ignorante. Mi sento triste, perché davanti a tutto ciò mi chiedo quanto ci sia di volere proprio e quanto di volere altrui.
Poi mi viene in mente il plastico, della Villa di Cogne, a Porta a Porta, e allora mi dico “fanculo”, alla fine ci meritiamo tutto.
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