Sia chiaro, non mi dispiace che gli abbiano sparato i suoi (e non soldati arrivati dall’altra parte del mondo). In linea di massima non mi dispiace nemmeno che abbiamo sparato ad un pazzo sanguinario. A memoria non ricordo di dittatori morti di vecchiaia.
Quello che mi lascia un po’ interdetto è l’orrido gusto della cronaca on-line.
La notizia dovrebbe essere che l’hanno ucciso, che è morto, che oggi è stato un punto tra un prima e un dopo. Non che l’hanno umiliato, deturpato e sfigurato.
Non capisco perché si faccia continuamente la gara a ci mette più rosso in prima pagina.
Non capisco ora, e non lo capirò mai.
A me non piace il caldo. Mi piace stare al freddo, dovermi coprire per stare bene. Non sudare anche se sto fermo.
Non mi piace la sabbia, la vita di mare, la folla, che fa il sale quando ti si attacca addosso.
Sono fatto per la montagna, insomma. Dove c’è il ghiaccio ed il freddo anche quando in pianura ci sono 40 gradi.
Recentemente ho fatto visita a Saragozza e Valencia, in generale ho trovato che:
Ho sempre creduto che l’enfasi con cui leggere le notizie dipendesse dal numero di pixel con cui sono scritti i titoli delle notizie principali dei quotidiani on line, tipo il Corriere.it o Repubblica.it
A ‘sto giro il Corriere.it, appunto, ha abbattuto ogni barriera storica.
totalizzando un ottimo punteggio: 152 pixel di font-size
Cala l’attenzione, la calamità giapponese esce dalle prime pagine dei giornali stampati e finisce in secondo piano tra quelli on line.
Uno si distrae un attimo e, in barba alle parole spese da un mese a questa parte l’Italia ha interrotto il piano di sviluppo nucleare.
“Non bisogna agire sull’onda dei sentimenti”, dicevano.
No, infatti, a volte basta ragionare.
Ho passato il capodanno a Bruxelles, in compagnia di amici.
Non avevo una chiara idea di come potesse essere la città, a dire il vero prima della partenza mi era pure mancata l’occasione di documentarmi a dovere, per cui sono partito un pò alla cieca, senza sapere esattamente cosa aspettarmi.
Sono rimasto sorpreso del fatto che:
Non sono rimasto sopreso dal fatto che:
Ah, altra cosa: a Bruxelles sono nati i Puffi, e un sacco di altri fumetti per bambini.
Non lo sapevo, ma in giro per la città ci sono un sacco di murales che te lo fanno notare.
Pubblicata dal Guardian un impressionante layer di Google Maps che riassume tutti i deceduti durante il conflitto in Iraq
Ad ogni pallino corrisponde una morte.
C’è anche l’infowindow con i dettagli.
Impressionante, a dire poco.
Non so quanto se ne parli nei telegiornali (li guardo praticamente mai) ma che non si provi a minimizzare anche questa vicenda, classificandola ad incidente.
L’incidente in Ungheria non è semplicemente un incidente, ma una calamità, l’ennesima causata dall’uomo.
A testimonianza di quello che sta succedendo l’ennesima galleria fotografica del Boston Globe (da cui ho anche tratto la foto sopra)
Non contenti di essere la causa del più grande disastro ambientale della storia umana (il fatto che nessuno ne parli più non indica che il problema sia stato risolto) quelli della BP prima fanno mea culpa:
“pagheremo noi i costi di bonifica”
poi si scopre che alla marea nera stanno risolvendo con un’altra marea, ma di stronzate.
Se è vera questa storia, come se è vera la questione che la BP già sapeva di tutto, ma aveva preferito non fare nulla, allora bisognerebbe appenderli per le palle, a qualcosa.
Perché a me urtano vicende di questo tipo, specialmente se si vedono foto come questa.
Questa ed altre, grazie a The Big Picture
Io capisco che questa nube vulcanica stia creando disagi a migliaia di persone e facendo perdere un sacco di soldi a tante altre, però non riesco a non sorridere di fronte a tutto quello che sta succedendo.
Leggendo in giro notiziari e forum appare chiaro come tutta l’Europa sia ormai bloccata. Sono chiusi gli spazi aerei di Germania, Regno Unito, Francia e Olanda, solo per citare i Paesi che ospitano gli scali che permettono a chi sta in Oriente di poter arrivare comodamente negli Stati Uniti.
Per i forum di aeronatica si leggono di voli cancellati e dirottati, di aeroporti con parcheggi pieni che ospitano aerei che mai avrebbero visto, e di aerei che dall’oriene per riuscire ad arrivare negli Stati uniti sono costretti ad allungare le rotte.
Questo è il piazzale dell’aeroporto di Bologna, il 16 aprile. Mai stato così pieno.
Si legge anche che c’è un’allerta per una ulteriore eruzione di un vulcano sotto il più grande ghiacciaio d’Europa, sempre in Islanda, il che lascia presagire che nei prossimi giorni non ci si deve aspettare nulla di diverso da quello che è stato fino ad ora.
Al di là dei disagi non riesco a non ridere vedendo l’uomo messo in difficoltà di fronte a quello che in tutto e per tutto uno starnuto della Natura. Penso ai veri cataclismi passati (eruzioni o meteoriti che hanno alzato polvere che ha oscurato il cielo per anni) e ci vedo, in fondo, solo come un animale in più su questo mondo.