1. Necessario che ci sia stato (o che sia in corso) un furioso acquazzone estivo, quello dove dopo pochi minuti tutti diventa umido, e i vestiti ti si bagnano addosso.
2. Il cielo deve essere rotto, di quello strani, con del vento in quota che rompe le nuvole
3. Attraverso le nuvole rotte deve passare almeno un raggio di sole.
4. Il sole, una volta che l’avete visto passare, lasciatevelo alle spalle, e sperate che davanti a voi ci siano delle belle nuvola nere, cariche di pioggia
Se siete fortunati il risultato potrebbe essere questo:
A me è capitato raramente di vederlo completo.
Per pochi secondo è stato doppio, quasi completo.
La foto è una composizione di 3 foto fatta con Dermandar, non ero perfettamente verticale, per questo l’arco non è perfetto. Senza considerare che pioveva, e io come un pirla prendevo acqua in cerca di una foto che rendesse giustizia allo spettacolo.
E finalmente direi io, anche se sono di parte (e starei con la neve 12 mesi all’anno)
Non so se ne sia venuta di più o di meno rispetto a due anni fa, so solo che la neve ha un potere anestetizzante sulle persone. Silenzio, calma (magari apparente, ma calma), l’ambiente che sa di ambiente e non di smog.
Poi serve anche a ricordarci che questo pianeta non ci è dato per una qualche grazia divina, ma che siamo solo suoi semplici ospiti, che non abbiamo nessun diritto e nessun controllo su di esso e che dobbiamo sopportarne sbuffi, tremolii e starnuti.
Il vero capodanno ha sempre il suo fascino anche per chi, come il sottoscritto, non nell’estate la sua stagione preferita
A una settimana dal fatto l’attenzione sul Giappone comincia a scemare.
Il font-size dei titoli dei repubblica.it, termometro della presunta gravità di una situazione, è passato da un valore di 36 ad un valore più umano.
Gli espatriati tornano in patria mano a mano che passa il tempo, italiani compresi. Ma non tutti. Uno di questi si chiama Flavio, e tiene un blog.
Tanto per far capire la differenza tra noi ed i giapponesi segnalo una foto linkata proprio da questo blog.
La strada, che dopo il terremoto era nelle condizioni che vedete a sinistra, dopo quattro giorni era come la vedete nella parte destra.
Segnalo anche questo sito, che raggruppa foto di Tokio scattate da poche ore.
Uno dei momenti storici più intensi da quando sono nato.
Su The Big Picture e il Wall Street Journal delle belle gallerie fotografiche.
Non so quanto se ne parli nei telegiornali (li guardo praticamente mai) ma che non si provi a minimizzare anche questa vicenda, classificandola ad incidente.
L’incidente in Ungheria non è semplicemente un incidente, ma una calamità, l’ennesima causata dall’uomo.
A testimonianza di quello che sta succedendo l’ennesima galleria fotografica del Boston Globe (da cui ho anche tratto la foto sopra)